Mi capita spesso, dopo un’accurata anamnesi, di trovarmi di fronte una madre con gli occhi gonfi di lacrime che mi esterna la sua paura più grande “E se mio figlio fosse stupido?”.

Poi scopro che questa mamma ha vissuto fino a quel momento con questo tarlo iatrogeno che le è stato instillato subito dopo il parto. Che le è stato detto che, poiché il piccolo era nato prematuro, non si poteva escludere che in futuro sviluppasse un ritardo mentale.

In questa situazione, di solito, si sviluppano due comportamenti.

Il primo consiste nel fare tutti i controlli possibili per verificare la presenza di eventuali deficit, sin dai primi mesi di vita, consultando specialisti di ogni tipo. Senza che nessuno escluda con assoluta certezza la possibilità di un ritardo mentale. Da qui a creare un bambino con difficoltà, e successivamente con problemi, il passo è breve. I genitori cercano di intervenire preventivamente per tamponare ‘eventuali’ difficoltà che il bambino potrebbe incontrare nei diversi ambiti, sia scolastici che relazionali. Il piccolo inizia così a vivere sotto una specie di lente d’ingrandimento per poter scorgere tutti i comportamenti che possano confermare il nostro pensiero.

Il secondo comportamento consiste nel rifiutare che possano esserci problemi, dando fiducia al bambino e ripetendogli come un ritornello “Sei bravo, ce la fai, non preoccuparti, sei bravissimo“. Anche questo atteggiamento determina la mancanza di motivazione e con il tempo può far nascere nel bambino un forte senso di frustrazione. Il comportamento più sano che un genitore può e deve adottare è trasformare tutto in una forma di sfida e dire semplicemente “Dai, vediamo se sei capace e se ti riesce. Tanto non ce la fai“.

Aspettative: effetto Pigmalione o Rosenthal

Nel 1965, Robert Rosenthal, professore di Psicologia ad Harvard, parlando con gli insegnanti di una scuola elementare spiegò che alcuni dei loro alunni avevano ottenuto un punteggio molto alto alla somministrazione di un test per la valutazione del quoziente intellettivo (Q.I.) risultando praticamente dei geni.

In realtà i dati forniti dallo psicologo erano stati totalmente casuali. Il suo obiettivo era quello di capire come le aspettative di una persona potessero spingere altri a comportarsi veramente in quel modo per una sorta di “profezia che si auto-avvera“. Nel suo caso specifico, come le aspettative degli insegnanti potessero influenzare le prestazioni degli studenti semplicemente facendo credere loro che alcuni fossero molto bravi, senza che questo fosse necessariamente vero.

Quando gli psicologi ritornarono nella scuola 12 mesi dopo, scoprirono che i bimbi falsamente indicati come più dotati avevano aumentato il punteggio del loro Q.I. di 4 punti. Gli studenti del primo anno erano così bravi che superavano quelli più grandi e nelle stesse classi vi era una differenza di 15 punti tra i “falsi-geni” e gli altri studenti “normali“.

Cosa era successo? Era successo che gli studenti reputati dei piccoli Einstein avevano avuto un rendimento più alto perché i loro insegnanti li avevano trattati in maniera diversa, poiché influenzati dal finto test degli psicologi.

Ciò dimostra che le aspettative di un insegnante o di un genitore sono molti influenti. Stiamo molto attenti a come consideriamo gli altri e a come ci lasciamo etichettare dagli altri.

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