Tre semplici regole in un unico metodo per smettere di balbettare:

  1. Imparare la fluidità del linguaggio attraverso un lavoro fatto abbinando il gesto alla parola, un percorso logopedico che prende in considerazione l’entità intera dell’individuo.
  2. “La paura bussò alla porta, il coraggio andò ad aprire e non trovò nessuno.” Aprire la porta alla paura per trasformarla in coraggio, insieme attraverso un corretto percorso psicologico.
  3. Uscire dalla posizione egocentrica, parafulmine dell’attenzione di tutti, centro del mondo, e cominciare a parlare con l’intenzione e l’emozione di entrare in relazione con l’altro. Comunicare vuole proprio dire ”mettere in comune“. Ogni volta che si parla si mette in comune il nostro essere!

La mia conoscenza con la balbuzie è avvenuta in prima elementare, quando una compagna di scuola che balbettava non ha avuto la forza di dire alla maestra che doveva andare in bagno e, alla fine, non riuscendo più a trattenersi si l’è fatta addosso pochi minuti prima che la campanella suonasse. 

Ricordo ancora il suo volto rosso dalla vergogna, mentre la maestra la rimproverava con toni duri, e noi bambini a indicarla ridendo.

Non venne più a scuola, seppi poi che aveva cambiato istituto.

Solo con il tempo e con il mio lavoro, immedesimandomi nei racconti dei miei pazienti, ho potuto immaginare minimamente quello che lei abbia potuto provare in quella situazione.

Rinunciare ad ogni forma di relazione per non esporsi:

immaginate ogni volta che, mentre parlate la vostra bocca si blocchi all’improvviso, la parola che state pronunciando si ferma,

nonostante i vostri sforzi tutto ciò che esce è un suono strozzato.

Il vostro interlocutore vi guarda sorpreso. 

Il cervello sembra bruciare e partono lampi di mortificazioni, gli occhi sembrano uscire dalle orbite e il volto si contorce con dei tic. Intanto chi è intorno ha cominciato adesso a capire il problema, e inizia a provare un certo imbarazzo.

Cerchi di mantenere una finta calma, ripetendo che non è successo nulla, ma, infine il tuo interlocutore ti da il colpo di grazia pronunciando per te la parola impronunciabile, certo di farti un grande favore. 

Ciò non succede ogni due o tre mesi, ma due o tre volte per frase. 

A volte si può manifestare in situazioni di stress, oppure paradossalmente in momenti di grande tranquillità, proprio mentre sei rilassato e ti diverti con gli amici ti colpisce senza pietà.

Ti impedisce di avere una vita, persino la quotidianità non può esistere.

Prima di andare al bar, in tabaccheria, al supermercato, ti prepari la frase scegliendo le parole o i sinonimi giusti, ma all’improvviso questa specie di “omuncolo” nascosto nella bocca ti colpisce lasciandoti sfinito e a volte madido di sudore, come in un combattimento sul ring.

A scuola meglio fingere di non sapere per non rispondere, che vivere la vergogna di balbettare.

Un mio paziente, un giovane adulto, mi ha detto che, quando si blocca, la sensazione fisica che avverte è il soffocamento, sente che le pareti della stanza si stringono e lui rimane oppresso.

Così inizi a cercare un modo per affrontare o almeno cercare di cambiare la situazione, qualcuno ti fa credere che la forza di volontà è un grande potere e quindi se ti sforzi abbastanza puoi farcela, invece no!

“L’omuncolo” annulla la tua determinazione, così più aumenti la forza di volontà più aumentano le possibilità di balbettare.

Quando il tuo linguaggio diventa una sorta di nemico sei tentato di parlare con la velocità di una mitragliatrice, per liberarti prima possibile di una situazione dalla quale sai che non ne uscirai mai vittorioso.

Così si instaura una sorta di congiura del silenzio, in famiglia e nelle amicizie più strette non si menziona più la questione, certi che solo nominarla mi avrebbe mortificato.

Inizi a vivere una vita non tua, lasci l’università, oppure non ti iscrivi proprio, qualcuno ha lasciato perché il primo giorno di laboratorio in facoltà quando il professore gli ha chiesto di presentarsi ha dato il suo documento di riconoscimento ed in quel preciso istante davanti alle facce sbigottite dei compagni e del professore ha deciso che non avrebbe più continuato la carriera universitaria. 

Queste sono una parte delle situazioni e delle emozioni che mi vengono raccontate a grande fatica, durante il primo colloquio di terapia. E molti hanno svolto già vari percorsi terapeutici, senza però avere sostanziali miglioramenti.

Comprenderete che per una logopedista questa è una sfida importante.

Per oltre quindici anni ho studiato e ricercato, avvalendomi degli studi e del supporto di altri professionisti, una metodologia che fosse realmente efficace per correggere la balbuzie. Ad oggi, alla luce dei brillanti risultati ottenuti, anche nella balbuzie adulta, posso dire di esserci riuscita.

Non si tratta di respirazione. Non è uso del metronomo. Non è meditazione. Non è autoipnosi. Non è rilassamento. Non è addestramento della volontà. Non sono esercizi da fare a casa.

Il protocollo terapeutico che ho messo a punto porta ad un immediato apprendimento del corretto schema verbale/motorio per “immersione”: l’immersione è una sorta di bagno sensoriale dove gesti, posture, movimenti e emozioni rendono motivanti e efficaci gli apprendimenti. 

Sin dalla prima seduta, un immediato senso di leggerezza fluisce attraverso il corpo, e con la fluidità del corpo quella del linguaggio.

Il protocollo di trattamento coinvolge l’interezza dell’individuo, a 360 gradi: include quindi non solo gli aspetti corporei, ma anche quelli psicologici.

Nel soggetto balbuziente, la paura di non essere capito, di essere deriso o di non riuscire a esprimere la propria idea, innesca spesso una sintomatologia ansiosa, che determina un peggioramento ulteriore della fluidità dell’eloquio. Il protocollo, grazie anche alla mia formazione come psicologa, include quindi anche una strategia psicologica volta a ridurre le aspettative di performance, in grado di abbassare significativamente l’ansia associata e liberare quindi la parola.

Concludo con un punto chiave: qualunque sia la propria storia, qualunque sia il numero degli insuccessi, la balbuzie è superabile anche in età adulta.

Non si può e non si deve rinunciare a sconfiggere la balbuzie anche in età adulta. Ne va della qualità del vivere: non è raro che le persone che balbettano rinuncino agli studi o a posizioni lavorative di successo e prestigio. Spesso sono vittime di pregiudizio e di stigma dovuto a informazioni scorrette. Evitano o riducono le relazioni sociali al minimo indispensabile, rinunciando alla socialità della comunicazione.

Quindi, per un balbuziente, il trattamento della balbuzie è la via maestra per migliorare la qualità della vita. 

Agnese Gasparro