Le difficoltà scolastiche di tuo figlio ti preoccupano? Sono fonti di discussione in famiglia? Le hai provate tutte per risolverle ma senza ottenere risultati?

Di solito questo periodo, a scuole chiuse, diventa il momento per tirare le somme. E per capire se le soluzioni adottate hanno dato dei risultati.

Le abbiamo provate tutte:

  • vietando le attività sportive;
  • impedendo le uscite con gli amici;
  • con il distacco emotivo in famiglia.

Eppure non hai ottenuto il risultato sperato. Spesso proprio le soluzioni o le strategie usate per risolvere la difficoltà hanno creato il problema.

Purtroppo anche quando ci si rende conto che le soluzioni adottate non funzionano si continua ad insistere su questi meccanismi che non fanno che alimentare il problema. È necessario sapere che per essere delle persone vincenti bisogna avere una buona autostima “l’autostima non si eredita, ma si costruisce” (G. Nardone)

Come diceva J.W. Goethe: “la magia è credere in noi stessi, se riusciamo a farlo allora possiamo fare accadere qualsiasi cosa”.

Gli ultimi studi di ricerca della terapia breve strategica da parte della Dottoressa Lara Ventisette, hanno reso possibile identificare i quattro pilastri principali dell’autostima di bambini e ragazzi: la famiglia; la scuola; lo sport, come percezione corporea; l’amicizia. 

Normalmente si misura l’autostima soltanto con il rendimento scolastico: i bambini e i ragazzi crescono pensando che se vanno bene a scuola  sono amati dai genitori, altrimenti no. In questo modo si impedisce al bambino di crescere e di esprimersi attraverso i quattro ambiti, necessari per una crescita sana proprio nel caso di insuccesso scolastico. Spesso la strategia utilizzata è quella di punire il bambino impedendogli di fare sport e di vedere gli amici. Ciò aumenterà la sua frustrazione facendola peggiorare in crisi di rabbia perché vivrà solo la dimensione dell’insuccesso scolastico, non riuscendo a poter sperimentare le sue energie negli altri ambiti.

Metaforicamente, se una falda acquifera o un terremoto dovessero danneggiare il pilastro di un palazzo, gli altri in qualche modo riuscirebbero a reggere l’edificio. Allo stesso modo è necessario, non solo aiutare il bambino a costruire i quattro pilastri, ma rinsaldarli continuamente lungo il percorso della crescita. Questo ci fa comprendere la necessità di cambiare la strategia educativa, il non perseverare rigidamente in schemi che non danno risultati ma anzi alimentano il problema facendolo diventare sempre più patologico.

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