Tutto il week-end è stato caratterizzato da messaggi allarmati e preoccupati dei genitori dei miei piccoli e giovani pazienti. Questo in seguito alla parziale riapertura e la possibilità di uscire fuori di casa i bambini hanno avuto le più disparate reazioni: alcuni si sono chiusi nel mutismo dopo aver risposto un secco “no” alla proposta di uscire; altri hanno pianto disperatamente rifiutando la sola idea di varcare la soglia di casa.

Per fortuna però, qualcuno ha preso il cappottino desideroso di uscire subito, non sapendo che ora non serve più, perché nel frattempo è arrivata la bella stagione. Non mi è stato difficile immaginare i loro occhi sgranati e la loro voce tremolante che dice: “Aiuto! Mamma ho paura!”

Il bambino adesso vede la sua casa come l’unico rifugio sicuro possibile, anche se all’inizio il restarci chiuso dentro proprio non gli andava giù. “La mente si è abituata a percepirla come tale e ora tutto quello che c’è fuori dalla finestra sembra molto minaccioso al confronto delle mura domestiche”.

Uscendo poi, dovrà affrontare l’assenza di tutte quelle certezze che prima erano il centro della sua vita: non tornerà a scuola ancora per un po’; non potrà giocare con i compagni e, ci saranno delle regole da rispettare come indossare la mascherina e il distanziamento sociale.

Cosa possiamo fare? Come aiutare i bambini a superare le paure?

Le paure dei bambini sono legittime e naturali, per questo non vanno criticate ma accolte e ascoltate con cura e attenzione. È compito dell’adulto aiutare il bambino ad esprimere il proprio disagio e a comunicarlo, é importante per il bambino sentire di non essere solo nella lotta perché sperimenta la possibilità di affrontare l’ignoto con maggiore sicurezza.

Cerchiamo di non sminuire mai i loro timori, nemmeno i più bizzarri. Dobbiamo piuttosto aiutarli a superarli ed interiorizzare delle strategie funzionali, le paure vanno sempre rispettate;
non diciamo “non avere paura” o “non fare il fifone” perché queste frasi confermano la presenza di un pericolo e alimenteranno in lui l’idea di essere sbagliato e che anche in futuro non dovrà esprimere liberamente le proprie emozioni quindi erroneamente tenterà sempre di inibirle e di nasconderle. Utilizziamo favole, racconti, disegni per aiutarlo ad esprimersi emotivamente.
Presentiamo eroi positivi che affrontano le sfide con coraggio e ridimensionano le avversità.
Usiamo strategie che distraggono il bambino “sul compito spaventoso “ che deve affrontare, in questo caso l’uscita fuori casa.
Possiamo semplicemente dirgli che per i super eroi, e lui lo è, è arrivato il momento di uscire a controllare se le persone indossano correttamente la mascherina; che ad esempio dovrà saltare ogni tot passi, così se ci fosse il virus lo schiaccerebbe.

È nostro compito trasmettergli fiducia, presentando in modo ludico strumenti e modelli di comportamento per gestire quanto non conosce.

È necessario essere modelli positivi :mostrare angosce, preoccupazioni e paure eccessive trasmette al bambino solo l’immagine di una realtà incontrollabile e pericolosa. Le paure del genitore vengono interiorizzate andando a incrementare la rosa già proficua di preoccupazioni e ansia del piccolo.

Per questo motivo ricordate che per strada non stringetegli la mano più forte, perché non sono le parole a rassicurare ma i comportamenti, il linguaggio non verbale, quindi per lui quel gesto significherebbe “ti stringo forte perché c’è pericolo” a quel punto nessun discorso rassicurante potrebbe rasserenarlo.